“Appunti dal piccolo chiostro”, il mistero della vita e della morte

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di Carlo Prezzolini 

Maria: aveva quasi 60 anni, veniva dalla Romania e per 5 anni si è occupata di due anziani coniugi, insegnanti elementari in pensione, che ha sempre seguito con disponibilità e con passione, amata come una figlia. Bella fisicamente, sempre elegante e disponibile, molto, forse eccessivamente riservata. L’avevo conosciuta appena venuta in Italia, essendo amico, come persona e come sacerdote, della piccola famiglia presso cui lavorava, che da un anno e mezzo si era ridotta alla sola moglie, per la perdita dal marito. Qualche giorno fa si è tolta la vita buttandosi dalla finestra, per motivi non chiari. Sono rimasto profondamente turbato da questa scelta, che  per me è caduta come un fulmine a ciel sereno: non me lo sarei mai aspettato.

Enrico: poco più di 60 anni, era rimasto vedovo da due, con una figlia ventenne, con qualche preoccupazione per il lavoro, ma ormai era alla soglia della pensione. Lo avevo incontrato tre volte per il battesimo di un nipotino, a cui aveva fatto da padrino. Mi era sembrato un uomo “normale”, con interessi e aperto. Dopo Natale si è suicidato, nella sua camera, sparandosi con il suo fucile da caccia.

Lo conoscevo poco, ma la notizia del suo suicidio mi è arrivata del tutto inaspettata. Don Carlo: sacerdote di cinquantaquattro anni, ci eravamo conosciuti intorno alla metà degli anni ’90 nel nostro cammino di formazione per il sacerdozio presso il seminario di Fiesole. Era un ragazzo vivo, interessato ai problemi, alla liturgia, da anni era parroco nella città di Livorno. Si è suicidato, impiccandosi nel campanile della sua chiesa, agli inizi del giugno passato.  Dopo l’ordinazione non ci eravamo più visti, anche se continuavamo ad avere amici in comune. La notizia del suicidio di don Carlo mi ha profondamente addolorato e turbato.

Tre suicidi, nel giro di appena mezzo anno, di persone che, pur in modo diverso, conoscevo, mi hanno particolarmente colpito e amareggiato, riproponendomi con forza il mistero della vita ed il mistero della morte, due realtà che convivono strettamente legate in ognuno di noi. La morte fa terrore e l’uomo ha sempre cercato di esorcizzarla, magari dandola agli altri nel desiderio di rimanerne immune. Oggi, la società consumistica vorrebbe addirittura cancellarla dal nostro orizzonte, nascondendola e cercando di aumentare la durata della vita, magari a scapito della qualità.

“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” canta sapientemente il salmista (Salmo 90,11): contare i nostri giorni, riflettendo che sono limitati e che posso non sprecarli. Quanto è difficile oggi, anche per la Chiesa insegnare la consapevolezza del nostro limite più grande: se ben ricordo, il piano decennale della Conferenza episcopale italiana “Educare alla vita buona del Vangelo”, tutt’ora in vigore, salta addirittura il problema, non lo affronta. Ma si può educare alla vita senza affrontare il tema della morte?

Perché una persona “normale” si toglie la vita? Perché un sacerdote arriva a togliersi anche lui la vita? Mi dico per disperazione, per mancanza di qualsiasi speranza, per una solitudine totale, a volte mi viene da pensare per tanto coraggio! Mi dico, e spero, forse perché una persona di fronte al fallimento umano ha l’unica speranza nel Signore. E credo, spero fermamente che il Signore li accolga come figli prediletti nella Casa del Padre, lui che ha assunto su di sé il nostro limite più grande per illuminarlo con la speranza della sua risurrezione. Che crudele matrigna è stata, per secoli, fino al Concilio vaticano II, la Chiesa nel negare il funerale cristiano ai suicidi e nel negare loro la sepoltura nei cimiteri. Penso che papa Francesco debba chiedere perdono a queste persone e ai loro familiari in occasione dell’anno santo della Misericordia.

Mi dico anche che l’unico antidoto alla disperazione e alla solitudine è imparare ad accogliere e ad amare la realtà per quella che è, imparare ad amarsi e ad accogliere noi stessi per quello che siamo; è costruire relazioni positive, di apertura e di confidenza. Penso che sia questo un orizzonte vitale da proporre con urgenza, insieme a tutti gli uomini di buona volontà, di fronte alla crisi globale che attanaglia il nostro mondo, che ha dimensioni economiche, ecologiche, relazionali a tutti i livelli. 

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foto/copertina: “tramonto alle Maldive”

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