Giornata del Ricordo, la vergogna delle foibe: “Hanno chiuso le chiese e dato fuoco all’anagrafe, volevano annullarci fisicamente”

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FOIBE

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di Jori Cherubini (10 febbraio 2015)

In Italia, si sa, dopo la tragedia tutto diventa politica. Poi teatro. Poi farsa. Quindi per coloro i quali oggi – 10 febbraio, Giorno del Ricordo – ricorderanno, ci sarà qualcuno che si volterà dall’altra parte accusando chi ricorda di faziosità. Stessa cosa avviene il 25 Aprile, quando in molti per lo stesso principio non festeggiano la Liberazione dal nazifascismo, optando per il silenzio.

La libertà intellettuale, si sa, è di pochi. Ma la storia è storia, e in quanto tale va raccontata, tramandata senza faziosità o pregiudizi. E’ con questo spirito che per il secondo anno ci apprestiamo a riordare la tragedia delle foibe. Asperità carsiche dove i partigiani del tiranno Tito gettarono vivi (o più raramente dopo fucilazione) migliaia (si parla di oltre 10.000, diecimila) di istriani; italiani, italianissimi. L’allora PCI in concordanza segreta con i partigiani dell’est si comportarono vergognosamente: dapprima cercando di nascondere le gesta vili di Tito, poi accogliendo, si fa per dire, gli esuli giuliani come traditori, quindi uccisi o internati in campi di concentramento costruiti nel suolo fucilazione-a-Dane-31-luglio-1942italico; tutto questo all’indomani della Liberazione, a Italia liberata, si fa per dire.

Una pagina buia, nerissima, che ci vede tutti complici, e verso cui il minimo che possiamo fare è chiedere scusa – seppure tardivamente – e ricordare, tramandare, e per chi crede, pregare. Senza per questo essere accusati di simpatie verso il fascismo. Grazie a Simone Cristicchi che senza nessuna convenienza (parlare delle foibe è ancora sconveniente), lo scorso anno ha portato in teatro l’eccellente spettacolo “Magazzino 18″ (vedi sotto), subendo immediatamente la scomunica dell’Anpi.

Sempre per la correttezza di cui sopra, è impossibile, parlando delle foibe, non citare il “prima”, quando i fascisti uccisero in modo vigliacco centinaia di slavi. Vero, purtroppo. Ma in nessun modo tale scempio può, né deve, annullare il ricordo, la memoria, degli italiani barbaramente trucidati per vendetta. Colpevoli di essere (stati) italiani. L’augurio del sottoscritto è che insieme alla Liberazione nelle scuole si inizi a studiare adeguatamente, diffusamente anche questa orrenda pagina politica. E non si tacciano le malefatte perpetuate dopo il 25 aprile del 1945.

Gli italiani dimenticati: La testimonianza

Magazzino 18

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Commenti

2 commenti a “Giornata del Ricordo, la vergogna delle foibe: “Hanno chiuso le chiese e dato fuoco all’anagrafe, volevano annullarci fisicamente””

  1. Sergio

    Per la verità la foto in basso si riferisce alla fucilazione di cinque ostaggi sloveni il 31/7/1942 da parte dell’esercito italiano che allora occupava l’attuale Slovenia. I loro nomi erano: Franc Znidarsic, Janez Kranjc, Franc Skerbec, Feliks Znidarsic e Edvard Skerbec. Se vogliamo veramente onorare TUTTE le vittime allora onoriamo anche loro e condanniamo la barbarie di chi li ha fucilati. Come scrisse qualcuno “…la storia è storia, e in quanto tale va raccontata, tramandata senza faziosità o pregiudizi.”

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