X, Y e il caso Pasqualino

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di J. & I.

Non prestare orecchio alle menzogne,
non farti soffocare dai maligni,
non ti nutrire di invidie e gelosie
F. Battiato (Le aquile non volano a stormi)

Girano voci. Come in tutti i paesi, dall’India al Portogallo, anche nel nostro girano voci. Sai la novità. Le voci sono anarchiche: vanno, vengono e poi ritornano al bar, luogo da cui spesso vengono messe in circolazione; e ce ne sono di due tipi: maligne o più raramente benigne.

Abbiamo fatto un errore. Anzi. Ho fatto un errore. Me ne assumo le responsabilità, essendone l’ideatore. Parlo dell’intervista a Pasqualino Maragià. Divertente. Ironica. Utile a smascherare qualche ipocrisia elettorale, sia dell’una che dell’altra sponda. L’errore non è stato averla pubblicata, benché sconveniente, ma non averle dato un nome e un cognome (per i dettagli vedi sotto).

E gli errori si pagano. Per prima cosa è slittata la pubblicazione del nuovo sito a data da destinarsi (crediamo, speriamo, per fine aprile). In secondo luogo siamo stati immediatamente accostati a una parte politica precisa; quand’invece il nostro modus operandi consiste nel raccontare la realtà che ci circonda senza vincoli d’appartenenza. Non per questo sentendoci costretti a dire bene di tutti (pratica consona al giornalismo peggiore, ruffiano e prezzolato). Tra i nostri collaboratori, possiamo garantirlo, c’è chi voterà Don Camillo e chi voterà Peppone.

Così accade che ti giri da una parte e un signor X, fiutato l’affare mediatico, ti tira per la giacchetta. Ti giri dall’altra e mister Y ti tira anch’esso dalla giacchetta. Cosicché inizia un balletto tutto scomposto e tutto fatto di tira e molla, tira e molla, tira e molla, fintanto che la giacchetta si strappa. Ed eccoci qui. Divincolati per essere sicuri di non essere identificabili né con X, né con Y.

Orbene. Adesso torniamo alle voci di cui sopra. Voci anarchiche, abbiamo detto. Voci che partono dall’amico del signor X e dalla nuora di mister Y. Voci che vorrebbero, per esempio, questo giornale edito, appoggiato e spalleggiato da una casa editrice in realtà completamente avulsa dalle scelte editoriali di Abbadia News-La Postilla.

La collaborazione finora ha riguardato un semplice scambio di articoli. Scambio che, per dire, avviene financo con i nostri amici pianesi di Amiata News (testata verso cui possiamo vantare una sintonia in crescente ascesa). Altre voci vorrebbero questo giornale partigiano e in prima linea di fianco a un candidato particolare invece che all’altro (vedi sopra): castronerie belluine. Tanto castronerie che le lingue dalle quali partono, prima o poi, per intercessione divina, perderanno la sapienza del verbo.

Come ribadito poc’anzi l’intervista a Pasqualino Maragià è stata cancellata dalla cronologia delle notizie. Abbiamo preso questa decisione riflettendo a fondo. Molti non saranno d’accordo con la nostra azione, o la riterranno un segno di codardia. L’articolo era stato giudicato lesivo ed esagerato. L’errore, ahinoi, di pubblicare l’intervista ad un anonimo ci è costata l’identificazione con Pasqualino. Non è così.

Ci sembra inoltre che l’articolo, pur essendo certamente pungente in alcune parti, rientrasse nel sottile limite della satira, o al massimo della critica, rispettando la continenza verbale. Ad ogni modo, la nostra scelta di eliminarlo non rappresenta l’ipocrisia del colpevole che ha lanciato il sasso e poi nasconde la mano, ma una dimostrazione di quello che ci siamo imposti fin dal principio: il nostro giornale è superpartes e non si schiera con nessuna parte politica. Non favorisce nessuno, Tondi, Bisconti o Nocci: vogliamo dare voce a tutti.

Il nostro obiettivo è quello di fare informazione da e di Abbadia e speriamo di farla bene (saranno i lettori a giudicarlo e ci scusiamo per gli errori vari ed eventuali che abbiamo fatto finora). Il non parteggiare certamente non può significare per i “giornalisti” (o aspiranti tali) non esprimere delle valutazioni proprie, degli apprezzamenti, se non altro perché la storia del giornalismo obiettivo e asettico è una balla.

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Copertina: Don Camillo e Peppone, fotogramma, 1955

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