“La torre di Campigliola deve essere conservata”

campLa Soprintendenza per l’Archeologia, le Belle Arti ed il Paesaggio per le provincie di Arezzo-Siena- Grosseto, dopo aver effettuato un sopralluogo, ha inviato una lettera ai proprietari della “Torre di Campigliola”, rammentando loro gli obblighi conservativi, previsti da varie norme e in particolare dal decreto legislativo n. 42 del 2004, il quale dice testualmente che “I privati proprietari,  possessori o detentori di beni culturali sono tenuti a garantirne la conservazione”.

La Soprintendente, dottoressa Anna Di Bene, parte dall’assunto che la Torre di Campigliola rappresenta un’interessante testimonianza della tipologia di maschio propria dei sistemi fortificati della Val d’Orcia e costituisce, al contempo, l’unica testimonianza di quello che fu l’antico abitato di Campiglia d’Orcia.

Lo storico manufatto venne dichiarato bene vincolato (per effetto della legge 1089) già con un Decreto ministeriale del 3 febbraio 1993.

Nella missiva, indirizzata per conoscenza anche al Comune di Castiglione d’Orcia e all’Unione dei Comuni Amiata-Val d’Orcia, viene ricordato che “il Ministero può imporre al proprietario, possessore o detentore a qualsiasi titolo,  gli interventi necessari per assicurare la conservazione dei beni culturali, ovvero provvedervi direttamente”.

Qualora e se dovesse essere il Ministero a farsi carico degli interventi di salvaguardia, sostituendosi ai soggetti obbligati, le spese sono però, per legge, poste a carico del proprietario.  Dopo che sul finire del 2016 l’Associazione “Per Campigliola”, appositamente costituita e coordinata da Giorgio Sbrilli, aveva riacceso i riflettori dell’attenzione su questo torrione, posto su un pianoro roccioso appena al di sopra dell’abitato di Campiglia e dal quale la vista spazia su tutta la Val d’Orcia, lo scorso anno gli stessi volontari, in sintonia con l’Amministrazione Comunale di Castiglione d’Orcia, hanno reso Campigliola protagonista di uno studio storico-architettonico di massima.

Nell’agosto scorso le è stata dedicata una mostra fotografica, con grandi pannelli esposti nel giardino de “La Madonnina”, all’ingresso del paese. Sono poi stati interessati alle vicende ed alla situazione di potenziale pericolo per la staticità e la conservazione, insieme ad ipotesi per il recupero e riuso pubblico, diversi soggetti ed Enti, fra i quali: il “Patto Territoriale Vato 2000”, la Regione Toscana e, appunto, la Soprintendenza.

Ora si registra questo passo ulteriore, in attesa delle “sollecite risposte” da parte della proprietà, che alcuni mesi fa aveva risposto alle sollecitazioni del Comune dichiarandosi disponibile ad una cessione a titolo oneroso; il sindaco Claudio Galletti aveva  a stretto giro comunicato come la stessa fosse improponibile: l’Ente Locale, infatti, non può acquistare beni che non siano strettamente funzionali alle finalità proprie, al servizio della cittadinanza. Daniele Palmieri

foto/copertina: jdc

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