CINEMA al Florida: “Quo Vado?”; rivoluzione Zalone, grande cinema senza ruffianeria

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di Chiara de Franceschi

Voto: 9/10

Checco Zalone si conferma campione d’incassi e di comicità. Sbaragliando all’esordio colossi come Star Wars e Harry Potter, “Quo vado?” ha incassato in soli due giorni più di tredici milioni di euro

Superando finalmente lo stereotipo del cine-panettone che non riesce più in alcun modo a far ridere, Zalone ci regala un film divertente, nel senso autentico della parola, e cosa forse ancora più importante, ci fa sorridere e riflettere, raccontando quella che è l’Italia. Tutto incentrato sull’ossessione esagerata del nostro Checco per il posto fisso (“e tu Checco cosa vuoi fare da grande?” “ io voglio fare il posto fisso”). La trama, seppur non troppo elaborata come è giusto che sia un film comico, si snoda passo passo affrontando quelli che sono i problemi della nostra bella Italia. Il posto fisso voluto perché “pieno di gente felice”, con uffici occupati da impiegate che sgusciano fagiolini e uomini che telefonano a Toronto perché “chiamo dall’ufficio, non pago.” Il dramma dei tagli e della mobilità, con una gelida direttrice che convince tutti a licenziarsi; tutti, tranne uno.

quo-vado-proiezioni-notturne-a-capodanno-per-il-film-di-checco-zalone-247934-1280x720Zalone non si arrende, il posto fisso non lo lascia e inizia quindi a essere sballottato di qua e di là, fino a arrivare a unirsi a un gruppo di ricercatori italiani al Polo Nord. I sequestri alla malavita, Lampedusa, l’integrazione tra etnie diverse e con le diverse religioni messe a confronto (la protagonista femminile ha tre figli uno musulmano, una buddista e uno ateo), i sussidi per i familiari a carico, l’inciviltà italiana e la perfezione, forse un po’ stereotipata, del nord Europa dove Checco si trasferisce e scopre un mondo nuovo fatto di raccolta differenziata, equa distribuzione dei compiti familiari… L’ emigrato a cui manca la sua terra, anche se piena di difetti, perché “le radici non si cancellano”. E un finale che ridimensiona tutto, con la consapevolezza forse non del tutto acquisita da parte di Checco, che quel  posto fisso a cui tutti aspiriamo, quei soldi che tutti vogliamo, possono servire anche a qualcosa di più profondo. I nostri complimenti a Zalone allora; che riesce a farci trascorrere un’ora e mezzo che quasi vola; riesce a farci ridere senza risultare banale o volgare; cosa che oggi non risulta per niente facile, nemmeno per i comici.

Rivoluzione Zalone

di Jori Diego Cherubini

quo-vado-film-recensioneIn Italia se sei un artista e vuoi avere successo devi essere impegnato, calcare i palchi giusti (Primo maggio), suonare in teatri occupati per giustissime cause, essere contro il global warming e cazzate simili; e comunque essenziale risulta in definitiva l’appartenenza politica: sempre a sinistra (non troppo centro che fa filo-governativo non troppo estremo che poi non ti chiamano nei salottini). Come insegnano, per fare due nomi a caso, Serena Dandini e Fiorella Mannoia (sanno tutto, sono complete). Ebbene, non più. Grazie a Zalone da oggi serve talento. Il successo strabiliante di Sole a catinelle e Quo Vado? è il risultato di anni di gavetta ma sopra tutto di un talento inizialmente riconosciuto da pochi e oggi sbocciato e, obtorto collo,  ammesso da tutti. Non c’è impegno, non c’è politica. Non ci sono ruffianerie. Si parla di Italia agli italiani. In modo semplice, diretto, essenziale ed estremamente comico. Piace Zalone, perché guarda alla pancia con la testa. Capisce. Intuisce. Lavora alla regia, alle musiche, alla scenografia con la maniacalità di un artigiano di bottega, in modo puntiglioso e dettagliato. Niente è lasciato al caso. La pochette nel taschino della giacca non è un fazzoletto rimediato in scena, ma un minuto lavoro fatto a uncinetto, come si usava decenni or sono. Non è un cine-panettone (in questo sono in disaccordo con Chiara), è molto di più: è la fotografia perfetta dell’Italia degli ultimi 50 anni, e dei prossimi 50.

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